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10.03.2026Progetto macchine frontali a taglio rotativo professionali 4.0, realizzato con il cofinanziamento regionale ai sensi del Bando per la transizione digitale delle imprese dell’Emilia-Romagna Anno 2025. Condividi sui Social [...]
18.02.2026La stagione è cambiata lo senti? Ci sono tanti piccoli indizi così evidenti per chi, come il Giardiniere, lavora all’aria aperta. La luce del Sole ha scoperto le cime degli Appennini ancora innevati, che sembrano così vicini da poterli raggiungere dopo la prossima curva. La mattina presto una leggera bruma sale dai campi arati ad evaporare tutta l’acqua caduta nei giorni scorsi, e sostituisce la fitta nebbia che fino a pochi giorni prima velava il cielo. Nelle prime ore della mattina gli uccellini, che si sono riappropriati dei rami degli alberi ancora spogli, ma adorni delle prime gemme, annunciano la primavera col loro cinguettio. L’aria è dura e ancora fredda nelle prime ore della giornata, ma diventa tiepida e i raggi scaldano la schiena sul mezzogiorno, obbligando il Giardiniere a liberarsi di giubbotti e casacche fin quasi al calar del sole. Le giornate si sono allungate ed il buio abbraccia prati, Parchi e giardini sempre più tardi la sera, e così è anche se ormai quasi ogni giorno si alternano acquazzoni e spire di Sole. E’ l’annuncio dell’avvento della Primavera, che con acqua e sole ravviva i colori dell’erba rinvigorendola e obbliga i rami a ricoprirsi di gemme. Di questo si accorge il Giardiniere prima di ogni altro e si prepara rapidamente al cambio di lavoro: le cesoie per le potature che fino ad ora l’hanno impegnato, saranno riposte per essere sostituite con decespugliatori e lame per i primi e più importanti tagli d’erba. Prima inizieranno gli sfalci e prima e meglio si preparerà il lavoro per tutta l’estate, mantenendo l’erba vigorosa, ed i terreni sempre lindi e sani. Occorre come sempre organizzare al meglio la rotazione degli sfalci, tenendo conto sempre che la Primavera, per quanto luminosa e gioiosa, alterna pioggia e sole rendendo l’erba sempre più robusta e quindi bisognosa di nuovi e continui sfalci per mantenere intatta bellezza e lucidità. Così da Marzo fino ad Ottobre il Giardiniere corre tra Parchi, giardini privati, aiuole e fossi a tagliare, sfalciare, pulire e sagomare, rincorrendo l’erba che cresce e ricresce senza sosta, per rendere più ameni i nostri angoli di verde ed armoniosi e accoglienti i nostri giardini. Il Giardiniere conosce a memoria l’arcano di ogni Stagione, ma sa che il rimedio eccellente per il Magnifico Giardino è saper vedere e prevedere in anticipo quel che è bene fare: programmare ogni sfalcio fin dal primo taglio diviene allora fondamentale. Buona ventata di Nuova Primavera a Tutti Voi! Buone gioiose capriole nei vostri prati sfalciati di nuovo!   F.P.   Condividi sui Social [...]
27.01.2026In fondo è pur vero che ogni giornata è sempre una nuova scoperta, ma lo è infinitamente di più se si svolge un lavoro all’aria aperta, in un campo, in un giardino, in un Parco, in un bosco, in riva a un fiume o anche in un’area abbandonata da tempo e vinta dalle sterpaglie, perché quei luoghi_ che saranno strofinati e lustrati dalle nostre squadre di giardinieri_ in precedenza hanno ospitato persone, eventi, feste, aziende, abitazioni, insomma sono stati il teatro di frammenti di vita che hanno lasciato la loro traccia in piccoli oggetti abbandonati, e se questi hanno la fortuna di attrarre l’attenzione dei colleghi, avranno anche la privilegiata possibilità di riappropriarsi di un nuovo spazio all’interno dei nostri uffici. Così: – Se apri il cassetto della vecchia scrivania di metallo alle spalle di Gloria, lo sbatacchiare metallico rivela che all’interno è custodito un sasso bianco, una vera pallina da golf perfettamente levigata che si tiene nel palmo di una mano, e invece è proprio un perfetto sasso cangiante. Nascosto tra i cespugli avrebbe potuto diventare l’arma distruttiva della trincia erba Peruzzo, ma è stata avvistata dall’occhio aguzzo di Robby e prontamente catturata, ed ora viene spesso utilizzata come antistress dalle impiegate: passata tra le mani cento volte esfregata altre cento, diventa dispensatrice della soluzione di dilemmi contabili e quesiti amministrativi; – Se non sei riuscito a liberarti dall’abitudine della sigaretta a fine giornata, appena superato il cancelletto e il melograno al suo fianco, appoggiato alla siepe di edera proprio sopra al lampione rovesciato adibito a grande posacenere, il dinosauro Parasaurolophus aggrappato alla rete osserva severo ogni tua mossa, a ricordarti che la tua cattiva abitudine porterà anche alla tua inevitabile estinzione. Giaceva anch’esso, in un tardo pomeriggio di una torrida estate, interrato e abbandonato ai piedi di uno scivolo nel Parco Giochi del remoto paese padano e l’operatore attento ne ha dissotterrato la carcassa di cellulosa, ricollocandone la maestosa presenza all’ingresso della sede di Eden. – La Vero ha un cassetto pieno di leccornie: caramelle mou, biscotti, semi di zucca e barrette energetiche, che vagano nello spazio loro riservato, spesso mischiandosi con matite, spillette, fermagli, post it, agende ed elastici colorati, ma un angolo è riservato al suo “un sasso per un sorriso-Raffaella-”. Piccolo, levigato e magistralmente dipinto con i colori del mare, reca il disegno di un faro circondato dai gabbiani. L’iniziativa Facebook risale al 2019 e arriva dalla lontana Svizzera, ma in quel periodo di tristissimo Lockdown si è rapidamente diffusa anche nelle pianure emiliane. Chiunque avesse tempo e un pensiero gentile per il prossimo, dipingeva sassi e li spargeva nei Parchi pubblici con l’idea che una mano fortunata potesse ricevere l’abbraccio di quel pensiero. Il collega fortunato che l’ha trovato sfalciando il pubblico prato, ha allungato la catena di gentilezza regalando a sua volta il sasso, ora custodito nel cassetto delle meraviglie della Vero. – Ora è nell’ufficio di Ale, chiusa dentro il mobile a vetro dei libri, dei prezziari e delle care suppellettili, ma per molto tempo è stata sopra al mobile archivio in ufficio a ticchettare proprio sotto l’orologio da parete. Una piccola quanto anonima sveglia bianca, arrivata in ufficio in un tardo pomeriggio estivo, reperto di una giornata di sgombro e pulizia di un’area abbandonata bolognese. Sotto mucchi e mucchi di ramaglie conservava ancora il coraggio di ticchettare e portare avanti con orgoglio il proprio compito di scandire il tempo altrui. – Appeso al porta PC di Gloria pende un medaglione, la cui collana a tratti mostra i segni della pioggia e dell’abbandono in alcune maglie rugginose, ma il pendaglio è ancora carino. Nulla di prezioso, ma sicuramente dignitoso nel suo apparire un po’ vintage e molto British. L’immagine di un orologio dai colori cangianti incorniciato da un quadrante tutto merletti e finte lavorazioni d’alta oreficeria fanno quasi tenerezza. L’oggetto fu a lungo sdegnato al suo ingresso in ufficio, ma nessuno aveva il coraggio di sentenziarne una destinazione terminale nell’immondizia, così rimpallò per giorni tra la scrivania di Mauro: il trovatore d’oro del caso di specie e quella di Gloria, finchè quest’ultima non si rassegnò all’ equo compromesso di ospitarlo nella propria postazione, ma a patto che fosse rivolto verso il pubblico e penzolante verso l’esterno della scrivania. Ma perché fermarsi agli oggetti inanimati, ritrovati, rispolverati e infine rianimati…….. molto più spesso è proprio la Natura a riservare incontri che sono veri e propri regali. Certo non ci si può appropriare di tutto e così a malincuore, occorre approfondire la conoscenza in loco e poi separarsene. Così è accaduto con la gigantesca ranocchia carpigiana immortalata da Yordy e scovata dietro un masso durante la pulizia di una cabina AS Reti Gas appunto in quel di Carpi: nessuno aveva mai fotografato così da vicino una rana dal gozzo gonfio di gracidii trattenuti. Poteva essere un Principe o una Principessa e cambiare per sempre il destino del giardiniere, ma ahimè non si è dato tempo al fato di rimestar le carte e definire in meglio il suo futuro, così Yordy è rientrato con gli attrezzi in capannone e la ranocchia è stata restituita al suo campo. Sempre Yordy il temerario, sul finire dell’estate inviò con suo Whatsapp, la foto di un lui ridente e fiero che tratteneva a braccia un’orrida serpe o biscia d’acqua. Tra le esclamazioni un po’ schifate e un po’ ammirate per l’insolito coraggio, noi tutte dell’ufficio ci meravigliammo davanti alla foto dell’improvvisato incantatore di serpenti, ma anche in questo caso per amore di natura la biscia non è divenuto esotico trofeo e conserviamo a tutt’oggi il fiero scatto. E da ultimo, nei nostri ricordi ci sono le immagini delle piccole uova maculate ritrovate e lì lasciate nel verde prato delle scuole di Finale. A lungo si è discusso se la mamma delle ovette fosse quaglia oppure gallina francesina, sta di fatto che in rispetto di Natura, tutti abbiamo convenuto di rinunciare ad impastarle e trasformarle in pappardelle. Oggetti trovati, trattenuti e rivissuti ed altri solo ricordati e sol per questo valorizzati, nella bacheca pare siano riordinati solo oggetti, ma a ben guardare lì nel mezzo ben custodita è la memoria di certe meritevoli giornate. F.P. Condividi sui Social [...]
07.01.2026Fuori dalla finestra la nebbia cancellava ogni contorno, inghiottiva ogni luce. Erano solo le quattro del mattino e la sua giornata era già completamente programmata. Appena uscito dal tepore del letto si sentiva in qualche modo già in ritardo, mentre la sua tabella di marcia si dipanava nella sua mente occupando tutti i minuti della sua giornata fino a tarda sera. Ne conosceva a memoria ogni dettaglio, l’aveva studiato diligentemente la sera prima, e come ogni giorno del suo lavoro, sapeva che aveva compiuto uno sforzo perfettamente inutile; tanto da lì a breve ogni inaspettato quanto prevedibile e comune imprevisto, avrebbe rimescolato la sua agenda verde fino a far esplodere in piccoli pezzetti tutti i suoi piani. Meglio godersi gli ultimi attimi in cui la sua organizzazione ancora poteva brillare intoccata come un prisma di Natale. Così, mentre il fumo saliva dalla sua tazza confondendosi con la nebbia fuori dalla sua cucina, tutto per quei soli minuti poteva apparire perfetto. Percorrendo a memoria la strada di campagna che ogni giorno lo conduceva da casa verso la sua Azienda si chiedeva, nonostante la nebbia compatta come panna ritardasse la luce dell’alba, come fosse possibile che ancora in tanti che arrivavano da fuori sostenessero che la Pianura Padana fosse piatta e monotona, davvero lo avvertivano come uno scenario immobile in cui si confondevano contorni, idee e persone? Per un uomo di pianura, anche senza guardarci troppo bene era evidente che, così come ogni stagione lasciava il segno sul territorio pianeggiante fino all’orizzonte, anche l’immaginazione poteva segnare e disegnare tutto ciò che la nebbia aveva inghiottito: proprio in quel podere che si stava lasciando rapidamente alle spalle, in questo periodo sbucava la sagoma del caco che i frutti colorati travestiva da rustico albero di Natale, si intuiva più avanti la vasta distesa di terra nera, arata e spianata, pronta per ricevere il ghiaccio dei mesi più rigidi e la semina coi primi caldi. Nelle estati successive il sole avrebbe colorato d’oro quei campi facendo crescere ettari di biondo frumento. Più avanti ancora la siepe di sempreverde si era appena riempita di piccole bacche rosse animando di colori natalizi la strada di campagna in prossimità dell’Azienda. Per i giardinieri come lui questa era stagione soprattutto di potature, ma era anche Natale e i clienti avevano fretta di sistemare i giardini prima di accendere gli addobbi luminosi, così come i fornitori avevano fretta di eseguire le ultime consegne prima della chiusura dell’anno. Nessuna novità: ogni anno il Natale si assomigliava, per i ritmi serrati e serranti e per i giorni piovosi che ritardavano le lavorazioni rendendole altalenanti, anche se , a dirla tutta, le sue giornate erano caratterizzate dalla fretta in ogni periodo dell’anno, non solo a Dicembre. Lui era proprio nato con un incredibile fretta, un0urgenza che lo spingeva avanti con la falcata del maratoneta in ogni sua mossa, inseguendo il suo piano quasi a memoria. Così, senza esitazione nè spazi e pause, anche oggi scendeva a passo svelto dall’auto, accendeva la stufa cippatina per tagliare l’aria invernale tra le scrivanie dell’ufficio e aspettava che arrivassero uno ad uno i ragazzi delle sue squadre sfilando davanti alla porta del suo ufficio, anche loro a passo svelto verso il magazzino ad allestire il proprio mezzo e poi dritti verso un nuovo cantiere. Partiti i ragazzi per le varie destinazioni, iniziavano le chiamate a clienti e fornitori, in questo periodo per scambiare Auguri, confronti e consigli reciproci, talvolta confessioni e bilanci di fine anno tra colleghi e amici, e quando la nebbia diveniva più luminosa, rischiarata dal giorno e dai raggi del sole che riuscivano a bucarla solo per qualche ora, l’ufficio diventava l’arena delle impiegate che processavano incessantemente le sue inesauribili “nuove idee”: nuove idee organizzative, nuovi spunti commerciali e pubblicitari, nuovi orari, nuovi interventi e nuovi cantieri. Tutto diventava un racconto fantastico e di facile realizzazione perché aveva trovato preventiva costruzione dettagliata nella sua mente, con l’ausilio di fonti tecniche e costanti ricerche nozionistiche. Più spesso i confronti con l’ufficio avvenivano per telefono durante spostamenti lunghi o brevi; non era difficile vederlo comparire davanti alla scrivania mentre termina la frase col cellulare all’orecchio, e passando per l’ufficio correndo verso lo spogliatoio per infilare la tuta da lavoro, dirigersi verso un nuovo mezzo e cambiare per l’ennesima volta la propria meta quotidiana. Così, nel corso della giornata, dell’aroma del caffè del primo mattino, che scaldava l’aria col suo profumo ormai è rimasta solo l’adrenalina da caffeina che tarda a dileguarsi, ma non per oggi solamente, perché tutti i giorni qui son più che incisivi, perché l’adrenalina da queste parti è proprio come il ragù per la tagliatella, che è buona anche col burro, ma col ragù c’è più mordente. Ogni giorno pare uguale, ma non lo è, perché ogni giornata ha la sua urgenza, ed il motto per affrontarla è uno ed uno soltanto, ed Alessandro infila la porta per l’ennesima volta ed esclama: “adess a vag che se no am vien sira adoss”……….e via andare, “passi lunghi e gamba tesa” per affrontare davvero ogni giornata da giardiniere senza alcuna esitazione, che altrimenti “ a vien sira adoss Condividi sui Social [...]
28.11.2025Sì si è vero! “si portan le paste” è quel modo di dire col quale in pallavolo si festeggia la vittoria di una partita o la fine di un allenamento importante , e no- no! Per quelli di Eden non è esattamente il medesimo modo dire e non ha nemmeno lo stesso significato. Tanto per cominciare nell’atmosfera renazziano centese la voce roboante di Ale parte con una leggera rincorsa e rimbomba ridanciana nei corridoi, nello spogliatoio, dal suo ufficio giunge fino al magazzino e acquista terreno fino al cortile, senza dimenticare lo spazio telematico del Gruppo Cantiere  Whatsapp; secondo poi il modo di dire si contrae, per le nostre occasioni è sapientemente conciso, fatto apposta per essere incisivo e imperativo al punto giusto, senza alcuna possibilità di rifiuto, così che da noi l’esclamazione diventa: “paaaaasteeeee!!!”. L’espressione spesso strillata, vuole essere un chiaro ed inappellabile invito volto ad umana turnazione e a persona ben definita a presentarsi il giorno dopo con ricchi cabaret di paste dolci, non  disdegnando comunque nemmeno i salati pizze e focacce, e segue sempre la commissione di una mancanza, di un’omissione non grave da parte del malcapitato dipendente, così che la mortificazione sia sentimento passeggero e si possa trasformare rapidamente in un motivo di convivialità per tutti i colleghi, e perché no, così che magari l’esborso economico possa essere un proficuo e didattico incentivo a fare meglio la prossima volta, a rafforzare la memoria anche senza fastidioso e fuori moda olio di merluzzo e a migliorare ogni prestazione. L’esclamazione “paaaaasteeeee” non risparmia nessuno, chi qualcuno in più chi qualcuno in meno, ma ciascuno ha “conquistato” il proprio giro di paste, ha imparato a soffiare meglio i dece alla fine della giornata con un giro di paste, ha ricordato di inserire l’allarme o di spegnere le luci prima di chiudere l’ufficio al termine della giornata, non ha mai più dimenticato di ripulire l’abitacolo del mezzo dai bicchierini del caffè e dalle bottigliette vuote. Nessuno indaga sul tipo di errore commesso dal “portatore di paste”, perché ogni errore diventa sempre decisamente più piccolo se inghiottito da crema, cacao e glassa di pistacchio. Alla fine la cosa è diventata talmente occasione di tradizionale convivialità che c’è chi, dopo una svista o una dimenticanza, si autoproclama vincitore del prossimo giro di paste. A tutti, senza troppe sottili distinzioni può capitare il proprio giro di paste, e così ieri mattina ad esempio c’era chi si chiedeva a chi imputare la paternità dei due goduriosi e profumati vassoi di cicciosissime e zuccherose paste dolci: questa volta anche se un po’ in sordina, anche se senza nessun tentennamento il giro era toccato al “grande Capo”. Sicuramente questa tradizione sopravvivrà negli anni e la fatica fisica, il consumo di calorie che contraddistinguono le giornate del giardiniere, salveranno ognuno dalla glicemia troppo alta per aver condiviso a dolci meringhe e cioccolate ciascuno gli errori degli altri. Al grido di “paaaaasteeeee”, raccontatemi un mondo in cui l’espiazione è più ingorda e democratica di così! Condividi sui Social [...]
24.11.2025E’ una serata mite dal cielo terso, è sabato e nell’aria si respira tutta l’aspettativa maturata in questo mese di intensi preparativi. Ale si sofferma a guardare un ultima volta la sala Arcobaleno già quasi pronta: la lunga tavolata allestita a forma di “E”, come l’iniziale della festeggiata Eden. In corrispondenza ad ogni posto assegnato ci sono i cadeau, così a lungo pensati: il cappellino, la penna, il portachiavi ed il calendario in cui ogni mese si identifica con una giornata lavorativa dei giardinieri del team Eden; il tavolo degli aperitivi imbandito con i prodotti tipici del nostro territorio; e sapientemente posizionati agli angoli della sala i banner con il marchio di Eden e l’immancabile avvolgente edera, simbolo identificativo dell’Azienda. Un’ultima occhiata agli orchestrali che sistemano gli strumenti sul palco, gli ricorda che è quasi ora di correre a casa a cambiarsi, di lasciare gli abiti da lavoro e correre ad accogliere gli ospiti. Sì, è tutto praticamente perfetto, tutto come se l’era figurato. L’ansia degli ultimi giorni può congedarsi rapidamente e lasciare il posto alla gioia di condividere il traguardo raggiunto con i 20 anni di attività e di crescita professionale della propria Azienda con la “sua gente”. E mentre i ricordi degli inizi dell’attività si snodano rapidi e invadono i pensieri, il vociare dei primi invitati che si avvicinano al salone, lo riportano in un battito nella sala immersa nelle luci e nelle prime note di un basso e di una tastiera che duettano un ritmo pop. Ora nel salone fanno il loro ingresso i compagni della sua avventura: Sara, la sua famiglia, gli amici di sempre, i clienti, i fornitori, i professionisti collaboratori e i dipendenti. Ciascuno di loro generoso di sorrisi, di calorose strette di mano, di complimenti, di abbracci e fragorose risate quando si rievocano scenette del passato degne di essere ricordate magari_ e perché no_ arricchite di nuovi e più coloriti particolari.  In breve la sala si riempie e la festa senza tentennamenti decolla. Voci che si sono sempre e solo ascoltate telefonicamente ora acquisiscono un volto: clienti storici e fornitori di sempre finalmente incontrano i dipendenti di Eden, così che le strette di mani suggellano nuove conoscenze e tra un piatto di pasta fatta in casa e un calice di ottimo vino, l’atmosfera diviene sempre più conviviale e convince i meno timidi ad arrischiarsi in 4 passi di danza trasportati dalle sonorità pop degli anni 80”: dall’iconica Raffaella Carrà fino agli Abba, e l’atmosfera coinvolgente e spumeggiante serpeggia anche tra i più restii che battono il tempo pur seduti ai tavoli. Così, prima che la stanchezza sfumi i colori e le risate, Alessandro prende la parola e commosso ringrazia prima di ogni altro la sua Sara, la famiglia e i propri collaboratori, quelli passati – trascorsi e quelli presenti, per averlo accompagnato in un viaggio, in un sogno che lui ha diretto fin qui magistralmente, ma la cui realizzazione è stata comunque corale. I dipendenti di Eden lo affiancano anche questa sera, partecipi della sua emozione e consapevoli che il traguardo dei 20 anni di Eden, disegnato con la glassa verde sulla torta che Alessandro si sta accingendo ora a tagliare è, al di là ed oltre ad ogni sorriso, ad ogni risata, ad ogni battuta, frutto di una scelta consapevole, di un progetto pensato e voluto con ostinazione caparbia, risultato di un lavoro sia di squadra che singolo che ha inizio ogni mattina, ma non ha mai termine la sera. Sì. È tutto praticamente perfetto, tutto come se l’era figurato, ed il brindisi di Alessandro saluta i primi venti anni per accogliere già i prossimi, perché il segreto è tutto lì: guardare un po’ più avanti, guardarci con le maniche arrotolate pronti a cogliere ogni occasione che si presenti, o a crearne di nuove nei momenti di sconforto. Sì, fin qui è tutto praticamente perfetto, e tu saprai scriverne il resto Alessandro! Condividi sui Social [...]
23.06.2025Condividi sui Social [...]
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